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Vi sono state vicende, nel passato lavorativo delle comunità, che possono essere oggi di esempio e guida per la convivenza e la reciproca comprensione tra persone di origini diverse alle quali accade di risiedere in nello stesso luogo. Una di queste vicende è la lunga permanenza in Egitto (dagli anni venti del Novecento e per oltre quarant’anni) di maestranze italiane chiamate ad aprire e sviluppare le miniere di fosfati a Kosseir, sul Mar Rosso. Una bella pagina di storia e di relazioni commerciali, culturali e umane, documentata da testimonianze che dimostrano come, nella conoscenza e nel rispetto delle diversità, si possano stabilire relazioni e scambi proficui. E come, nel corso del tempo, si sviluppi quel percorso di avvicinamento fra differenti culture che porta all’integrazione.

Dell’emigrazione italiana a Kosseir si sono conservate molte fotografie che documentano come, trascorrendo insieme il tempo del lavoro e quello del riposo, si siano venuti a creare rapporti che sono andati al di là delle semplici relazioni lavorative e che si sono mantenuti negli anni. Come, poi, per italiani ed egiziani sia diventato naturale farsi riprendere insieme, a dimostrazione che fra persone di posizione sociale diversa possano non esserci barriere tali da separarne le vite. E come i bambini che hanno giocato insieme e imparato a scuola le rispettive lingue, siano diventati amici e abbiano tenuta viva questa amicizia anche da adulti.

Cento anni or sono, il 27 luglio 1912, veniva costituita con capitale italiano (principalmente del Banco di Roma) la “Società egiziana per l’estrazione ed il commercio dei fosfati” con sede legale ad Alessandria d’Egitto, e successivamente al Cairo, e siti estrattivi a Kosseir. Da allora e fino ai primi anni ’60 (quando venne nazionalizzata dal Governo egiziano, dopo essere nel frattempo diventata di proprietà del Gruppo Iri), la Società attivò sette miniere. Il fosfato estratto (di ottima qualità) veniva trasferito sul Mar Rosso e qui, dopo gli opportuni trattamenti, imbarcato. A lavorare vi andarono capi minatori, tecnici e direttori provenienti soprattutto da due località di montagna ricche di miniere: Brosso, in Piemonte, e alcuni paesi dell’Agordino, in Veneto. Si formò dunque a Kosseir quella che ancora oggi viene ricordata come la “colonia italiana”: duecento persone, tra lavoratori e familiari, che hanno vissuto e lavorato a stretto contatto con la popolazione locale.

progetto scuola
La scuola elementare italiana di Kosseir è stata una delle più importanti opere realizzate dalla colonia dalle maestranze italiane che sono andate a lavorare nelle miniere di fosfati (aperte nel 1912 con capitali italiani, soprattutto del Banco di Roma) e che sono rimaste in Egitto fino agli ultimi anni sessanta, quando le miniere vennero nazionalizzate dal Governo egiziano.
Nel 1930 l’ingegnere romano Florestano Di Fausto, incaricato dal Ministero degli Esteri, firmava il progetto di un edificio scolastico che potesse ospitare fino a sessanta allievi e la costruzione ebbe inizio.

In breve tempo la scuola fu pronta e venne intitolata a Giovanni Battista Belzoni (viaggiatore, esploratore e figura di primo piano dell’egittologia).
Oltre che ai figli dei dipendenti italiani della “Società egiziana per l’estrazione ed il commercio dei fosfati”, proprietaria delle miniere, la scuola fu aperta anche ai bambini egiziani.

Da allora – ricorda la figlia del primo direttore delle miniere – a Kosseir ci fu una vera scuola. Papà disse a Scek Teufik, re degli abbadi, che i bambini arabi potevano iscriversi; “Allora i miei figli possono venire a scuola coi tuoi?” chiese incredulo Teufik. “Purché siano puliti e desiderosi di apprendere”, disse papà. Fu certamente la prima e forse per molto tempo l’unica scuola mista bianchi e coloured dell’Africa.

Foto Vita insieme 50 foto Scuola 14 oppure 15

Andare a scuola insieme ha portato ad imparare a convivere, a comprendersi, per poi creare rapporti duraturi. I bambini hanno giocato insieme e imparato a scuola le rispettive lingue, diventando amici e mantenendo poi viva questa amicizia anche da adulti.

Ancora oggi ogni tanto ci sentiamo con alcuni dei vecchi compagni di scuola egiziani: Fawzi, Sciaban, Hamdi… Sono anche venuti a trovarci in Italia. Oppure li vediamo quando qualcuno di noi va giù. E allora capita che Sciaban ci accolga con una frase che ci commuove: “Quando arrivate voi, arriva il sole”.
E penso anche con malinconia a quando Fawzi diceva “Noi da giovani – cristiani, copti, musulmani – eravamo come fratelli. Per i nostri figli non è più così, per i nostri nipoti non so…”.

Clelia Pellegrini, figlia del maestro che per ventisei anni insegnò alla scuola italiana di Kosseir, ricordava con piacere i vecchi compagni di scuola egiziani. Aveva fatto le elementari là, e così suo fratello Ildo, di poco più giovane.
Era tornata in Italia con tutta la famiglia nel 1956 e non dimenticava gli anni di Kosseir.
E anche lei, come altri, parlava con ammirazione di un compagno “speciale”, Emam El Din, scolaro dall’intelligenza vivissima, che poi ebbe dal Governo egiziano importanti incarichi politici.

Insieme ai ricordi personali, della scuola di Kosseir e dei suoi alunni si è conservata ampia documentazione storica, fatta di lettere, libri di testo, pagelle e molte fotografie.
Documenti che fanno conoscere il tempo di scuola ma anche quello fuori dall’orario scolastico, quando il maestro Pellegrini portava i suoi alunni in gita alle miniere nel deserto, oppure, con qualche genitore, a pescare di notte in quel Mar Rosso così generoso. Poi a scuola i pesci venivano imbalsamati, per finire nel piccolo museo scolastico in compagnia di uccelli e altri animali.

 

 

Una risposta a progetto scuola

  • Peter Conedera scrive:

    A great historical record of Italian mineworkers in Egypt. My father was a above / underground mine superviser at Hamadat i have no record of when he arrived from agordo he was interrned by the British for the duration of the second world war. After WW2 he returned to the mine until 1949 after which he migrated to Australia

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